Carta e supporti: misurare il bianco in stampa

Misurare il bianco in stampa rappresenta un aspetto fondamentale nel campo delle arti grafiche, influenzando direttamente la percezione del colore.

La sfida principale risiede nella gestione della componente invisibile della luce, in particolare quella ultravioletta (UV).

Dal punto di vista tecnico, il bianco di una superficie cartacea viene definito attraverso le sue caratteristiche colorimetriche, espresse nel sistema CIELAB, con valori Lab.

Nello spazio CIELAB, il valore L indica la chiarezza (luminosità), un L* elevato rappresenta la carta bianca, un valore basso tende al nero. Le coordinate a* e b* indicano, rispettivamente, la posizione del colore sull’asse verde-rosso e blu-giallo.

Tuttavia, la semplice misurazione di questi valori non è sufficiente per cogliere pienamente la percezione del bianco, specialmente in presenza di sbiancanti ottici (OBA), noti anche come agenti fluorescenti (FWA).

Gli sbiancanti ottici

Gli sbiancanti ottici sono sostanze presenti nella maggior parte delle carte moderne per aumentare la loro bianchezza percepita, assorbendo le radiazioni UV invisibili (al di sotto dei 400 nm) ed emettendo luce nella parte blu dello spettro visibile (a circa 430 nm). Questo processo di fluorescenza fa sì che la carta appaia più bianca e brillante.

Di conseguenza, la misurazione del bianco è fortemente influenzata dalla quantità di radiazioni UV presenti nella sorgente luminosa utilizzata, che determina il grado di eccitazione degli OBA.

Una carta con OBA apparirà più bianca-azzurrina sotto una luce con abbondante UV, mentre una carta priva di OBA apparirà giallastra in confronto. Questo fenomeno, che può portare a significative discrepanze visive e a contestazioni da parte del cliente, è una forma di metamerismo.

Per affrontare queste complessità, le normative ISO hanno stabilito condizioni standardizzate per la misurazione del bianco e la valutazione visiva.

La norma ISO 3664:2009 definisce le caratteristiche degli illuminanti per l’esame visivo (condizione P1 per la riflessione e T1 per la trasparenza), specificando l’uso di un illuminante D50 (temperatura colore di circa 5000 Kelvin) con una distribuzione spettrale equilibrata e un indice metamerico nella zona UV inferiore a 1,5 (tendente a 1,0) per controllare l’influenza degli OBA.

L’indice di resa del colore deve essere ≥ 90. Parallelamente, la norma ISO 13655:2009 ha introdotto diverse condizioni di misurazione, tra cui la condizione M1, che specifica una distribuzione spettrale della sorgente luminosa che corrisponde all’illuminante CIE D50, rendendo omogenei i dati delle misurazioni e quelli percepiti dall’osservatore anche in presenza di materiali con OBA.

Questo è un cambiamento significativo rispetto alle misurazioni M0, che trascuravano il contenuto UV e potevano portare a valori strumentali simili per campioni visivamente diversi.

Misurare il bianco: il filtro UV

Il ruolo del filtro UV è cruciale in questo contesto. Mentre le misurazioni M1 includono la componente UV di D50, le misurazioni M2 escludono l’influenza degli OBA attraverso l’uso di un filtro UV-cut.

Questo permette di isolare l’effetto degli sbiancanti ottici e capire come la carta apparirebbe senza di essi. Tuttavia, Fogra e ECI raccomandano esplicitamente l’uso delle condizioni di misurazione M1 per una migliore correlazione con la percezione visiva sotto illuminazione D50 standard.

Per una misurazione accurata del bianco, si raccomanda l’uso della spettrofotometria. Questo strumento è in grado di analizzare il colore per bande di lunghezze d’onda ridotte, rilevando le variazioni cromatiche e fornendo dati colorimetrici affidabili.

Sebbene la densitometria sia ancora ampiamente utilizzata per il controllo di produzione è considerata meno precisa per la “misurazione del bianco” e per la valutazione di colori composti o speciali a causa della sua natura ambigua e della dipendenza dal metodo di misurazione.

È inoltre essenziale considerare le condizioni di appoggio del campione durante la misurazione (fondo bianco “wb”, fondo nero “bb” o stesso supporto “sb”), poiché queste possono influenzare significativamente i valori misurati. La definizione chiara di queste condizioni è indispensabile per la comunicazione e la comparazione dei dati.

Misurare il bianco in stampa è un campo che richiede attenzione ai dettagli tecnici, specialmente in relazione alla presenza di sbiancanti ottici.

L’adozione di standard ISO, l’uso di illuminanti D50 con un contenuto UV controllato e l’impiego della spettrofotometria nelle condizioni M1 sono pratiche essenziali per garantire la coerenza tra la misurazione strumentale e la percezione visiva, contribuendo a una comunicazione del colore di alta qualità lungo l’intera filiera produttiva.

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